Zgodbe iz Slovenije

Rigenerare gli ecosistemi, una sfida da vincere (anche per il bene del turismo)

30.09.2025
Fonte: Pixabay

Molte delle bellezze per cui milioni di viaggiatori si recano in Slovenia ogni anno sono naturali, o hanno la natura come protagonista principale: l’incantevole lago di Bled, circondato da dolci monti boscosi e ornato dal suo isolotto, anch’esso ricoperto da un piccolo bosco; quello di Bohinj, alle porte del Parco nazionale del Triglav; la Valle dell’Isonzo, che conquista il cuore di chiunque si trovi ad ammirare le sue folte foreste e il color smeraldo del fiume che ha ispirato celebri poeti e registi di Hollywood…

Proprio così, la Slovenia è riuscita a coniugare industrializzazione e salvaguardia dell’ambiente, tanto che oltre la metà del suo territorio è ricoperto da boschi, e i livelli di inquinamento e consumo del suolo sono ben più bassi che in altre parti d’Europa. D’altra parte il contatto con la natura è una parte integrante della cultura slovena, e della vita quotidiana di tantissimi abitanti di questo piccolo ma sorprendente Paese mitteleuropeo.

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Non mi riferisco solo al fatto (seppur vero) che tantissimi miei connazionali approfittano di quasi ogni momento libero per fare una corsa in un parco cittadino, una pedalata in pista ciclabile, un’escursione in kayak lungo il fiume o semplicemente una passeggiata nel verde. Penso anche alla Notranjska, una regione straordinaria a vocazione in primis rurale ma che nelle sue vaste foreste ospita (caso forse unico nel Vecchio Continente) tutti e tre i grandi carnivori europei, il lupo, la lince e l’orso. E infatti, fra le esperienze che possono vivere i viaggiatori che visitano questo gioiello, nel sud della Slovenia, c’è il bearwatching.

E sebbene tutto questo non sia frutto solo della fortuna, ma anche di un certo mindset culturale e di una forte consapevolezza sociale, che hanno fatto sì che la salvaguardia degli ambienti naturali fosse sempre una priorità anche per la politica, nulla va mai dato per scontato. Men che meno in un’epoca come questa, in cui l’influenza degli esseri umani sull’ambiente è di una tale portata che gli esperti hanno coniato il termine “antropocene” per descriverla.

Ecco perché la rigenerazione degli ecosistemi, intesa sia come il recupero di quelli che sono stati danneggiati (o, tragicamente, persino distrutti) sia come la conservazione di quelli che esistono ancora è un compito fondamentale per l’intera società, dal singolo individuo alla politica, passando per il mondo dell’impresa. Compreso, naturalmente, il settore turistico, che trae enormi benefici dall’esistenza di ecosistemi naturali sani e belli, e dovrebbe assumersi una responsabilità altrettanto grande nel preservarli.

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Ed ecco perché il fatto che esistano realtà la cui missione consiste proprio nel rendere le azioni di rigenerazione degli ecosistemi il più efficaci possibile è un’ottima notizia, che infonde speranza per il futuro. Un esempio è Ruma, una startup nata nel 2022 proprio nella parte d’Italia più vicina alla Slovenia, il nordest. Il suo nome sta per Rural Urban Metabolism Agency, un riferimento all’interconnessione profonda che esiste tra città e territori naturali, e il suo approccio è basato su tre pilastri: rigore scientifico, tecnologia e collaborazione con gli stakeholder dei vari territori.

Questa nuova azienda, con un team per metà femminile e dotato di un solido know-how scientifico, sviluppa tecnologie avanzate per il monitoraggio ambientale e il calcolo del carbonio assorbito da alberi, foreste e altre aree verdi. In particolare, offre due piattaforme: EcoSphere, che permette alle aziende di investire in progetti locali di rigenerazione ambientale, ed EcoSense grazie alla quale le imprese possono individuare progetti attivi nei loro paraggi, finanziarli, e poi ricevere dati sul loro impatto, utilissimi per la rendicontazione di sostenibilità.

Per la sua CEO e cofondatrice Angelica Pianegonda, giovane ricercatrice originaria di una cittadina circondata da boschi in Veneto, fare innovazione «significa poter avere un impatto concreto sul pianeta. Ecco perché a Ruma usiamo la tecnologia per contribuire alla rigenerazione degli ecosistemi attraverso i dati, che riteniamo possano essere una leva per il cambiamento, e mediante progetti di rigenerazione positivi per l’ambiente e le generazioni future». Senz’altro un approccio che infonde ottimismo, e speranza in un futuro (speriamo molto vicino) in cui tutti contribuiremo alla sfida epocale della rigenerazione degli ecosistemi… anche grazie alla tecnologia.

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